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Dove si trovano le falesie meno affollate per arrampicata nelle Alpi Centrali? Relax e concentrazione garantiti

📅 25 Agosto 2026✍️ di Beatrice Malvisi⏱️ 4 min di lettura

Arrampico da trent’anni nelle Alpi Centrali e vi dico subito: trovare una falesia tranquilla a settembre è diventato come cercare parcheggio a Milano. Ho visto crescere il turismo dell’arrampicata in modo esponenziale, specialmente dopo che i social hanno trasformato ogni via verticale in un luogo da fotografare. Ma le zone selvagge esistono ancora, e conosco dove trovarle.

Il problema non è la scarsità di falesie, bensì la concentrazione umana sulle stesse quattro o cinque pareti che tutti conoscono. Quando dico a un arrampicatore di visita le Alpi Centrali, pensa subito ai classici: Cresciuta con gli sci fra i piedi a Bormio, ho capito che le migliori esperienze in montagna non sono quelle affollate. Vale anche per l’arrampicata. L’idea di questo articolo nasce da una richiesta concreta di un lettore del Trentino: “Dove posso arrampicare senza sentirmi in palestra?”

Le falesie dimenticate della Val d’Aosta meridionale

Partire dalla Val d’Aosta vi offre subito il vantaggio geografico: meno turismo concentrato rispetto al Trentino. Ho scoperto il settore del Rododendro, sotto Chamois, per caso tre anni fa. Una falesia di calcare grigio, vie dal IV al VI grado, circa quaranta linee attrezzate e zero caldo. Quando ero lì un mercoledì a luglio, ho incrociato due gruppi in tutta la giornata.

L’accesso richiede una preparazione diversa dalle zone classiche: partite dall’Aymaville, risalite il sentiero in una quarantina di minuti e arrivate dove il silenzio è ancora il suono dominante. Le vie sono ben asciutte anche dopo la pioggia, il calcare è generoso e i bolt di protezione sono solidi e aggiornati regolarmente dal gruppo locale.

Altro settore poco conosciuto: le pareti sopra Torgnon. Qui il paesaggio cambia completamente. Siamo a 2000 metri, il panorama sull’intero massiccio del Monte Bianco vi toglie il fiato. Le vie hanno caratteri geologici diversi, con placche lisce alternate a prese generose. Non è facile come il Rododendro, ma è infinitamente più gratificante.

Rocce nascoste del territorio dell’Adige

Nel Trentino-Alto Adige tutto sembra già esplorato. Eppure basta allontanarsi di pochi chilometri dai circuiti turistici per trovare tranquillità. La Val d’Ultimo, ad esempio, possiede il settore di Mitterhofer: pareti alte fino a 60 metri, tufo vulcanico e un’atmosfera che ricorda più le dolomiti selvagge che una palestra esterna.

Mi è capitato di recente di insegnare a un gruppo di ragazzi proprio lì, e almeno il 70% del loro percorso di avvicinamento l’ho fatto da solo, senza incrociare nessun altro. Le vie vanno dal II al V+ grado, perfette per chi non ha ancora esperienza ma vuole sentirsi avventuriero.

La chiave qui è sapere che l’arrampicata sportiva non ha sfruttato sistematicamente questa valle. I locali la conoscono, ma non la pubblicizzano. Quando arriviamo, trattate i posti con il massimo rispetto: lasciate la zona pulitissima, riportate gli ancoraggi in buono stato, non disturbate chi magari sta già affrontando una via.

Le perle della Lombardia orientale

Da abitante della Valtellina, ho una prospettiva privilegiata su questi territori. Le falesie dell’Orobie meridionali rimangono fra le meno conosciute del panorama alpino centrale. La zona di Pizzo di Gorno, nei Bergamaschi, offre vere linee di arrampicata con un’atmosfera ancora intatta.

Le vie qui sono spesso più lunghe e impegnative rispetto ai 15-20 metri dei settori commerciali. Se cercate isolamento, portate corde doppie e preparatevi a una vera giornata di montagna. Non è una passeggiata fra le placche turistiche, ma è esattamente quello che cerchia chi vuole concentrazione.

Un errore tipico che vedo commettere ai principianti: arrivare con speranza di trovare vie facili in posti remoti. La natura non funziona così. Le falesie meno affollate hanno spesso gradi più alti perché attirano meno curiosi. Valutate onestamente il vostro livello prima di andare.

Altro consiglio operativo: evitate i weekend di agosto. Se potete, andate a maggio, giugno o settembre. Ho notato che l’affollamento aumenta esattamente quando le vacanze scolastiche si avvicinano. Se avete giorni liberi fra il 10 e il 20 di settembre, approfittatene al massimo.

Come organizzare la visita senza sorprese

Prima di partire, controllate le condizioni della falesia. Alcuni settori subiscono interventi di manutenzione e chiusure temporanee. I gruppi locali di arrampicatori hanno forum attivi dove segnalano il reale stato delle pareti. Entrate in contatto, chiedete, rispetto ai 30 anni fa quando dovevi affidarti alle guide cartacee.

Portatevi acqua sufficiente per tutta la giornata. Nelle falesie remote non trovate bar o fontane. Una bottiglia da tre litri a persona è il minimo assoluto, soprattutto in alta quota dove il sole estivo è diretto.

Ultimo punto: gli ancoraggi. Se trovate una sosta in condizioni pessime, documentate con foto e segnalate ai maintainer locali. La comunità dell’arrampicata cresce solo se tutti contribuiscono. Non è un dovere, ma chi ama la montagna ha il dovere morale di lasciarla migliore di come l’ha trovata.

Le falesie meno affollate delle Alpi Centrali offrono qualcosa che nessun’altra esperienza urbana può dare: la possibilità di arrampicare ascoltando il vento, di concentrarvi su ogni movimento, di sentirvi realmente in montagna. Non è marketing, è realtà. E una volta che l’avrete provato, non tornerete volentieri alle pareti affollate.

Beatrice Malvisi

Beatrice è cresciuta a Bormio, dove ha imparato a sciare prima ancora di camminare. Da allora, promuove il turismo sportivo e le esperienze di benessere termale nelle montagne dell’Alta Valtellina.