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Percorsi ad anello poco noti tra le Alpi Orobiche: itinerari circolari perfetti per chi non ama ripetere la strada

📅 23 Agosto 2026✍️ di Luca Cortellini⏱️ 4 min di lettura

Le Alpi Orobiche nascondono tra i loro boschi e i loro pascoli una rete di percorsi circolari ancora poco conosciuti dai turisti che affollano le cime più celebri. Con l’arrivo della stagione estiva, sempre più escursionisti cercano itinerari che permettano di scoprire nuovi paesaggi senza la monotonia di tornare sui propri passi, e proprio in questa catena montuosa della Lombardia settentrionale emergono soluzioni ideali per chi ama la montagna consapevole.

Durante gli ultimi mesi ho attraversato diverse valli orobiche raccogliendo informazioni su anelli poco battuti dal turismo di massa. Quello che emerge è la possibilità concreta di trascorrere giornate intere tra scenari selvaggi e rifugi accoglienti, seguendo tracce ben marcate che chiudono su loro stesse in un’armonia geografica perfetta. Sono percorsi che parlano di tradizione, di pascoli ancora vitali e di quel silenzio particolare che caratterizza la montagna quando ci si allontana dai principali assi viabilistici.

Anelli di malga tra Bergamo e Brescia

Uno dei circuiti meno frequentati parte dalla valle seriana in direzione delle Orobie occidentali. L’anello della malga Parina, lungo circa 14 chilometri, si snoda tra boschi di faggi e radure dove ancora oggi è possibile incontrare gestori di alpeggi che mantengono vive antiche tradizioni casearie. Il percorso tocca diversi nuclei abitati storici, dalle cascine di pietra ai caratteristici “casèl” – piccoli ricoveri per i pastori – e permette di completare il circuito in sei-sette ore con dislivello contenuto, intorno ai 600 metri.

Quello che rende affascinante questa zona è l’assenza relativa di infrastrutture moderne. Non troverete qui vie via cavo o ascensioni roboanti, ma una progressione naturale attraverso l’Paesaggio di montagna|paesaggio che sembra quasi curato dalla mano umana consapevole. Le malghe qui funzionano ancora durante l’estate, offrendo ricotta fresca, formaggi e burro che raccontano il ritmo antico del territorio. Ho degustato una stracchino prodotto da una latteria locale ancora gestita da tre fratelli: il sapore aveva quella complessità che solo il Pascolo alpino|pascolo di quota può regalare.

I circuiti della media valle Brembana

Spostandosi verso la valle Brembana, emerge l’anello del lago d’Orsino, un’escursione di media difficoltà che raggiunge i 2.000 metri in un paesaggio dove i panorami cambiano radicalmente ogni duecento metri di quota. Il lago stesso è piccolo, nascosto, con acque che riflettono le pareti dolomitiche circostanti in una solitudine che contrasta con i laghi più frequentati del nord Italia.

L’itinerario, circa 12 chilometri con 700 metri di salita, consente ai camminatori di toccare diversi ecosistemi: dai boschi misti alle praterie alpine, dai pascoli frequentati dalle capre domestiche alle zone rocciose dove nidificano aquile e gipeti. La lunghezza ridotta non deve ingannare: questo percorso richiede attenzione, soprattutto nei tratti rocciosi dell’ultimo quarto di cammino, dove le catene fisse di protezione indicano il passaggio corretto.

Percorsi ad anello verso la valle d’Ingrassias

Un’ulteriore scoperta, meno pubblicizzata rispetto ai classici itinerari orobici, riguarda la valle d’Ingrassias, dove si snoda un anello di circa 16 chilometri che collega malga Strameccio a malga Colmen. Questo circuito affascina particolarmente i gestori di soggiorni che, come me, cercano esperienze autentiche da proporre ai propri ospiti.

Il tracciato permette di attraversare tre aree di pascolo differenti, ciascuna con caratteristiche ecosistemiche proprie e una propria comunità di erbivori alpini. Ho incontrato durante una ricognizione un pastore con il suo gregge di pecore biellesi, animali adattati da secoli a questi ambienti, capaci di trovare nutrimento anche in pendii che sembrerebbero sterili all’occhio distratto.

Le malge lungo il percorso offrono celle frigo artigianali dove conservano formaggi semistagionati e ricotte fresche. Una di queste, Strameccio, produce un formaggio a base di siero che i casari locali definiscono “il fantasma della valle”, per la sua natura quasi eterea: una specialità rimasta immutata dal punto di vista ricettizio da oltre cent’anni.

Organizzazione pratica e migliori periodi

Per affrontare questi anelli con consapevolezza, il periodo ideale rimane giugno sino a settembre, quando le malghe sono aperte e i sentieri completamente liberi da neve. La disponibilità di acqua corrente è garantita durante tutto l’estate, grazie ai numerosi canaletti che discendono dalle pareti rocciose superiori.

La dotazione necessaria include scarpe da trekking tassellate (il terreno diventa scivoloso anche in condizioni di apparente secchezza), una mappa in scala 1:25.000 delle Orobie, e la consapevolezza che questi sentieri, seppur ben marcati, non presentano servizi di rifugio ogni pochi chilometri come negli itinerari principali. È saggio organizzarsi in questo modo solo dopo aver accumulato esperienza in montagna.

Questi percorsi ad anello rappresentano l’essenza vera dell’escursionismo consapevole: il piacere di muoversi in ambiente alpino mantenendo una circolarità che non tradisce il bisogno di sorpresa e novità. Sono esperienze che invito a scoprire durante i vostri prossimi soggiorni in montagna, armandovi di curiosità e buone gambe.

Luca Cortellini

Luca ama la montagna sin da bambino, quando accompagnava il padre durante le escursioni sulle Dolomiti. Oggi organizza soggiorni esperienziali tra Piemonte e Valle d'Aosta e racconta le sue avventure e i sapori di malga.