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Incontri ravvicinati con le marmotte: quando e dove aumentano le possibilità di vederle senza disturbarle

📅 27 Agosto 2026✍️ di Luca Cortellini⏱️ 4 min di lettura

Con l’arrivo della stagione estiva, le Alpi si trasformano in palcoscenico privilegiato per chi desidera osservare da vicino uno dei simboli più affascinanti della montagna: la marmotta. Questi roditori dal peso che varia tra i 2 e i 4 chilogrammi popolano i pascoli d’alta quota da maggio fino ai primi freddi autunnali, creando momenti indimenticabili per gli escursionisti. Ma come aumentare realmente le probabilità di un incontro ravvicinato? Quali sono i momenti migliori della giornata e le strategie per avvicinarsi senza creare disturbo all’animale? Le risposte si trovano nella conoscenza del comportamento e dell’habitat di queste creature straordinarie.

I migliori periodi per osservare le marmotte

Le marmotte attraversano un lungo letargo invernale che inizia tra settembre e ottobre e termina a aprile-maggio. Per questo motivo, il periodo ideale per avvistamenti significativi corrisponde ai mesi estivi: giugno, luglio, agosto e settembre, quando gli animali sono particolarmente attivi e visibili. Durante questi mesi, le marmotte trascorrono gran parte della giornata fuori dalla tana, occupate a foraggiare, socializzare e preparare le riserve per l’inverno.

Secondo gli esperti di Etologia animale, la probabilità di incontri aumenta sensibilmente nelle prime ore del mattino, tra le 6 e le 10, quando il sole caldo incoraggia l’attività. Un altro picco si verifica nel tardo pomeriggio, dalle 16 alle 18. In queste fasce orarie le marmotte sono meno timide e più concentrate nelle loro attività quotidiane, meno attente ai potenziali pericoli circostanti.

Le giornate di sole e buon tempo aumentano ulteriormente le possibilità di avvistamento, mentre nelle giornate grigie o piovose gli animali tendono a restare al riparo nelle loro dimore sotterranee. La pazienza diventa quindi alleato fondamentale: una lunga sosta in un punto strategico spesso premia più di una ricerca affrettata.

Dove cercare le marmotte sulle Alpi

Le marmotte preferiscono gli ambienti montani caratterizzati da pascoli alpini, prati rocciosi e zone con scarsa vegetazione forestale, dove la visibilità consente di avvertire i pericoli da grande distanza. Sulle Alpi occidentali, in particolare tra Piemonte e Valle d’Aosta dove da anni organizzavo escursioni, le zone più prolifiche si concentrano oltre i 2.000 metri di quota, dove i pascoli sterminati forniscono il cibo preferito: erbe, germogli, fiori e semi.

I rifugi montani rappresentano punti di partenza ideali, poiché gli escursionisti che li frequentano conoscono i sentieri che tagliano le aree di maggior densità di marmotte. Itinerari come quelli che conducono ai laghi d’alta quota, alle valli glaciali o ai valichi passano invariabilmente per habitat perfetti per questi animali. La presenza di massi affioranti e di piccoli anfiteatri rocciosi aumenta significativamente le probabilità, poiché le marmotte utilizzano questi elementi come vedette naturali.

Le marmotte scavano tane complesse con più ingressi: individuare questi siti durante un’escursione significa aver trovato un’area di aggregazione dove osservare diversi esemplari. Spesso queste tane sono indicate da piccoli cumuli di terra nei pressi di rocce o radici esposte.

Tecniche di avvicinamento consapevole

Avvicinarsi senza disturbare richiede consapevolezza e disciplina. Le marmotte possiedono una percezione uditiva eccezionale e un sistema di comunicazione sofisticato: quando avvertono pericolo, emettono fischi acuti che avvisano l’intera comunità. L’approccio fondamentale consiste nel ridurre il rumore al minimo, muovendosi lentamente e utilizzando elementi naturali come rocce o vegetazione per mantenersi fuori dal campo visivo.

La distanza ideale per l’osservazione oscilla tra i 30 e i 50 metri: sufficiente per non far scattare i meccanismi di allarme dell’animale, ma abbastanza ravvicinata per apprezzare i dettagli. Muovere uno specchio o una fotocamera troppo rapidamente causa reazioni di fuga, così come suoni improvvisi. La regola aurea rimane quella di divenire parte del paesaggio, immobili e silenziosi.

Secondo gli studiosi di fauna selvatica, un atteggiamento contemplativo piuttosto che invasivo rispetta il Benessere animale e riduce lo stress negli esemplari osservati, consentendo loro di proseguire normalmente le attività vitali. Portare binocoli o teleobiettivi fotografici permette di godere dell’esperienza mantenendo distanze etiche e responsabili.

Comportamenti naturali da riconoscere

Comprendere il linguaggio corporeo delle marmotte arricchisce enormemente l’esperienza di avvistamento. Quando un animale si arrizza sul posteriore, assunta la caratteristica postura eretta, sta semplicemente osservando l’orizzonte, non necessariamente fuggendo. Il fischio acuto rappresenta invece il segnale di allarme: in questo caso, è giusto rispettare lo spazio e ritirarsi tranquillamente.

Le marmotte trascorrono ore a foraggiare, muovendosi in piccoli gruppi familiari. Durante queste fasi, rimangono altamente concentrati e meno vigili. Imparare a riconoscere questi momenti di distrazione consente approcci più vicini senza generare stress.

Negli ultimi anni, gli escursionisti esperti hanno sviluppato una consapevolezza crescente riguardo all’impatto della propria presenza sui comportamenti animali, trasformando l’osservazione in un vero e proprio esercizio di etica naturalistica. In questo contesto, le marmotte diventano non semplici curiosità visive, ma testimoni affascinanti di un ecosistema delicato che merita rispetto e preservazione.

Luca Cortellini

Luca ama la montagna sin da bambino, quando accompagnava il padre durante le escursioni sulle Dolomiti. Oggi organizza soggiorni esperienziali tra Piemonte e Valle d'Aosta e racconta le sue avventure e i sapori di malga.