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Gite in montagna nelle Alpi Marittime: tappe insolite per chi vuole emozioni fuori dal comune

📅 13 Agosto 2026✍️ di Beatrice Malvisi⏱️ 4 min di lettura

Le Alpi Marittime sono una di quelle destinazioni che la maggior parte dei turisti salta a piedi pari, focalizzandosi su mete più celebri come le Dolomiti o il Monte Bianco. Un errore, secondo me, perché qui troverete paesaggi selvaggi, rifugi autentici e percorsi che vi faranno dimenticare completamente le folle estive. Dopo anni a promuovere il turismo montano in Valtellina, ho imparato che le emozioni vere arrivano quando smetti di seguire il flusso turistico e inizi a esplorare con curiosità.

Percorsi meno noti oltre le valli conosciute

Quando mi è capitato di recente di accompagnare un gruppo di appassionati sulle Marittime, ho scelto deliberatamente di evitare i classici sentieri della Valle Gesso. Sapevo che avrebbero apprezzato di più la traversata dalla valle del Vermenagna verso la Colla della Finestra. Non è una salita impossibile – parliamo di 1.900 metri di dislivello – ma il panorama che si apre a metà cammino, quando vedi contemporaneamente le valli scendere verso la Liguria e risalire verso il Piemonte, è qualcosa di raro.

Il segreto di queste tappe insolite è semplice: escono dai classici anelli turistici. Invece di partire da Cuneo o da Ormea, provate a organizzare un’escursione dalla val Tanaro superiore, dove la densità di visitatori crolla drasticamente ma la qualità escursionistica rimane altissima. Ho notato che i migliori periodi sono giugno inoltrato e settembre, quando il meteo è stabile ma la neve primaverile è ormai scomparsa e la folla estiva si è già dispersa.

Rifugi autentici e soste strategiche

Qui non troverete i mega-rifugi con i piatti sofisticati e le file di turisti con i selfie. E questo è un vantaggio. Il rifugio Remondino, ad esempio, è gestito da una coppia che vive lì tutto l’anno: le loro tegole di castagno caramellato e la zuppa d’orzo vi daranno più nutrimento emotivo che qualsiasi pietanza elaborata. Un lettore mi ha chiesto di recente come scegliere dove fermarsi. La mia risposta è sempre: cercate i rifugi gestiti da residenti permanenti, non da stagionali. La differenza è evidente nel modo di raccontare il territorio.

Un errore tipico che commettono gli escursionisti inesperti è arrivare a un rifugio all’ora di pranzo e aspettarsi un servizio veloce. Sulle Marittime, soprattutto nei rifugi più piccoli, dovete contare almeno 45 minuti per un pasto. Pianificate le soste considerando questo tempo: partite presto, fermatevi dove capita, e fate della lentezza una virtù anziché un inconveniente.

Emozioni attraverso i panorami d’alta quota

La vera particolarità delle Marittime rispetto ad altre catene alpine è la sensazione geografica che se provate. Siete letteralmente al confine: a nord il Piemonte, a sud la Liguria, a est il resto delle Alpi. Quando raggiungerete la zona del monte Gelé o del Passo del Brocan a 2.700 metri, avrete attorno flora alpina autentica e la certezza che pochi altri stessi camminando dove camminate voi in quel preciso momento.

Mi piace consigliare la traversata che collega il rifugio Ellena Viviana al Parco naturale del Marguareis. Non per la difficoltà tecnica, ma per come il paesaggio cambia gradualmente. Passerete da boschi di larici a praterie alpine a zone rocciose, il tutto senza strappi o sorprese spiacevoli. È il tipo di escursione che vi restituisce il senso di progressione nella montagna, non solo lo sfogo adrenalinico del picco raggiunto.

Prepararsi alle sorprese del meteo alpino

Sulle Marittime il meteo è imprevedibile anche in estate. Una nebbia spessa può calare in quindici minuti, trasformando un sentiero panoramico in un’esperienza di navigazione tattica. Ho visto turisti sorpresi da temporali violenti in luglio a 2.300 metri. Non è drammatico se siete preparati, ma diventa pericoloso se siete impreparati.

La mia raccomandazione è sempre: partite alla prima luce, anche se significa svegliarvi alle 5 del mattino dal vostro albergo in valle. Così sarete quasi certi di scendere prima che il meteo peggiori. Portatevi un giubbetto impermeabile anche quando il cielo è sereno. Non è discomfort, è consapevolezza. E ricordate che su queste montagne gli ultimi 500 metri di dislivello spesso sono quelli più esposti: se il meteo peggiora, potete sempre decidere di scendere e tornare un’altra volta.

Le Alpi Marittime non vi daranno i selfie virali che otteneste su altre montagne più fotografate. Ma vi daranno qualcosa di più raro: il senso autentico di avventura che motiva chi ama la montagna davvero. Quella sensazione di scoperta, il contatto con persone che scelgono la montagna come forma di vita, e il silenzio giusto dove il rumore non c’è. È per questo che continuo a tornarci.

Beatrice Malvisi

Beatrice è cresciuta a Bormio, dove ha imparato a sciare prima ancora di camminare. Da allora, promuove il turismo sportivo e le esperienze di benessere termale nelle montagne dell’Alta Valtellina.