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Come gestire una discesa tecnica durante un trekking? I trucchi per evitare infortuni comuni agli sport outdoor

📅 28 Agosto 2026✍️ di Silvia Paleari⏱️ 6 min di lettura

Le discese tecniche rappresentano uno dei momenti più critici durante un’escursione in montagna, soprattutto quando il terreno diventa impegnativo e il rischio di perdere l’equilibrio aumenta considerevolmente. Dopo anni di esperienza nell’accogliere escursionisti nelle strutture trentine e nell’ascoltare le loro storie di avventure outdoor, ho imparato che una corretta gestione della discesa può fare la differenza tra una giornata memorabile e una segnata da infortuni frustranti. In questo articolo, condividerò i trucchi che ho raccolto sul campo per affrontare le discese tecniche in sicurezza, proteggendo il nostro corpo dai traumi più frequenti.

Cosa si intende per discesa tecnica e perché rappresenta un rischio

Una discesa tecnica è un tratto di sentiero caratterizzato da pendenze marcate, terreno irregolare, presenza di rocce, radici esposte e, spesso, scarsa aderenza del suolo. A differenza di una discesa ordinaria, richiede attenzione costante ai piedi e un ottimo controllo dell’equilibrio. Secondo i dati del settore degli sport outdoor, la maggior parte degli infortuni in montagna avviene proprio in discesa, non in salita: il nostro corpo tende a scaricare il peso in modo irregolare e la Gravità (fisica)|gravità lavora contro di noi in modo più pronunciato.

Il problema principale è che in discesa il nostro corpo deve assorbire l’impatto di ogni passo, con un carico che può essere fino a tre volte superiore rispetto al nostro peso corporeo. Le ginocchia e le caviglie sono le articolazioni più esposte a distorsioni e lesioni, mentre il bacino e la colonna vertebrale subiscono sollecitazioni continue. Ecco perché è fondamentale sviluppare una tecnica specifica per proteggere il nostro organismo.

La postura corretta: il fondamento della sicurezza

La postura che assumiamo durante una discesa tecnica è cruciale. Contrariamente a ciò che potrebbe sembrare intuitivo, non dobbiamo piegarci in avanti bensì mantenere il busto leggermente inclinato verso l’indietro, con le spalle allineate ai fianchi. Questo assetto consente al nostro corpo di distribuire il peso in modo equilibrato e di mantenere il baricentro stabile.

Le ginocchia devono restare sempre leggermente piegate, mai completamente dritte durante la discesa. Una gamba completamente estesa impatta il suolo con forza eccessiva, trasmettendo urti diretti alle articolazioni. Con le ginocchia piegate, invece, funzionano come ammortizzatori naturali, assorbendo progressivamente l’energia dell’impatto. I piedi devono essere paralleli e ben distanziati, con le punte rivolte nella direzione di marcia.

Un dettaglio spesso sottovalutato riguarda lo sguardo: non dobbiamo fissare gli ostacoli direttamente davanti ai nostri piedi, ma guardare alcuni passi più avanti. In questo modo, il nostro sistema nervoso ha il tempo di elaborare gli ostacoli e il corpo di preparare l’assetto corretto per superarli.

Attrezzatura indispensabile e scelta delle calzature

Le scarpe rappresentano il collegamento diretto tra il nostro corpo e il terreno. Per le discese tecniche, sono essenziali scarponi da trekking con suola in Vibram o materiali equivalenti, che garantiscono aderenza anche su terreno bagnato. L’altezza della caviglia deve essere almeno a metà tra il malleolo e il ginocchio: una caviglia ben supportata riduce notevolmente il rischio di distorsione.

Oltre alle calzature, consiglio vivamente l’uso dei bastoncini da trekking regolabili. In discesa, i bastoncini non sono accessori superflui, bensì strumenti essenziali che riducono il carico sulle ginocchia fino al 25%, secondo gli studi biomeccanici europei. I bastoncini devono essere accorciati in discesa rispetto alla lunghezza utilizzata in salita, permettendo una spinta verso il basso che aiuta a frenare naturalmente la nostra progressione.

La protezione delle articolazioni merita attenzione particolare: ginocchiere elastiche o semi-rigide possono prevenire traumi, specialmente per chi ha già avuto problemi articolari. Allo stesso modo, una caviglia debole beneficia enormemente da un supporto esterno, anche semplice, che stabilizza l’articolazione senza limitare eccessivamente il movimento.

Tecniche di discesa: strategie diverse per terreni diversi

La tecnica di discesa cambia significativamente a seconda della natura del terreno. Su un sentiero con pendenza moderata e buona stabilità, il movimento è più fluido: i passi devono essere brevi e frequenti, mai eccessivamente lunghi. Su terreno ripido con rocce affioranti, è necessario adottare la tecnica dello “zig-zag”: invece di scendere in linea retta, si zigzagga lateralmente, riducendo l’angolo di inclinazione e il carico sulle articolazioni.

In presenza di ghiaia scivolosa, conviene scendere quasi di lato, mantenendo i piedi sfalsati e utilizzando i bastoncini come ancoraggio aggiuntivo. Su radici esposte o superfici irregolari, il movimento deve essere estremamente controllato e lento: è preferibile scendere più lentamente che rischiare una storta improvvisa.

Per i tratti particolarmente tecnici, con passaggi verticali su roccia, alcuni escursionisti esperti utilizzano la “discesa alternata”, dove alternano periodi di movimento rapido su terreno stabile con pause su speroni rocciosi per riprendere equilibrio e respiro. La Frequenza cardiaca|frequenza cardiaca deve restare controllata per mantenere la lucidità mentale, fondamentale quando il terreno è impegnativo.

Prevenzione degli infortuni comuni: le strategie pratiche

La distorsione di caviglia è l’infortunio più frequente nel trekking. Per prevenirla, è essenziale sviluppare consapevolezza propriocettiva, ossia la capacità del corpo di percepire la propria posizione nello spazio. Esercizi semplici, come camminare su una gamba sola per pochi secondi ogni giorno, rafforzano i muscoli stabilizzatori della caviglia. Prima di un’escursione impegnativa, è utile fare alcuni esercizi di riscaldamento specifici.

Il dolore al ginocchio può essere prevenuto limitando il numero di discese che affrontiamo in una singola settimana e aumentando gradualmente l’impegno fisico nel tempo. Chi soffre di problemi articolari dovrebbe evitare discese molto ripide e preferire sentieri più lunghi ma meno inclinati.

I crampi muscolari, frequenti dopo sforzi intensi in discesa, possono essere minimizzati mantenendosi adeguatamente idratati e assumendo sali minerali durante l’escursione. Un adeguato stretching prima della partenza e dopo il rientro prepara i muscoli e accelera il recupero.

Consigli per famiglie e escursionisti meno esperti

Durante anni di accoglienza nelle strutture trentine, ho notato che le famiglie con bambini spesso sottovalutano le difficoltà tecniche. Un bambino ha un baricentro diverso da un adulto e una percezione del rischio ancora in sviluppo. Per i più piccoli, è fondamentale scegliere sentieri adatti all’età e alle competenze, senza forzare le tappe. I bambini dovrebbero iniziare con discese semplici e affrontare progressivamente salite di difficoltà maggiore.

Per gli escursionisti meno esperti, consiglio di affrontare una prima discesa tecnica insieme a qualcuno più preparato, imparando osservando la postura e i movimenti di chi ha esperienza. Iscriversi a un corso di trekking specializzato può fare la differenza, fornendo competenze tecniche che proteggono il nostro corpo per tutta la vita.

Quando fermarsi e scegliere percorsi alternativi

Una discesa non deve essere affrontata a ogni costo. Se il terreno è molto bagnato, se la visibilità è ridotta o se il nostro corpo invia segnali di allarme (dolore acuto, stanchezza eccessiva, perdita di equilibrio), è saggio valutare percorsi alternativi o rimandare l’escursione. Non c’è alcuna vergogna nel rinunciare: la montagna sarà sempre lì, ma la nostra salute è unica.

Affrontare le discese tecniche con consapevolezza, attrezzatura adeguata e una postura corretta trasforma l’escursionismo da attività rischiosa a esperienza sicura e gratificante. Sono questi i dettagli che trasformano una giornata in montagna in un ricordo indimenticabile.

Silvia Paleari

Silvia, con una lunga esperienza di accoglienza in strutture di villeggiatura tra le montagne trentine, consiglia viaggi a misura di famiglia e approfondisce feste e costumi locali poco conosciuti.